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PROGETTO PAVESE

Un paese ci vuole
Sopralluoghi per un film su Cesare Pavese nel centenario della nascita


Profilo dei personaggi interpretati da attori
I sopralluoghi sono l' incontro di quattro solitudini, declinate ciascuna a suo modo. (Il produttore non parla mai della madre di Enrica, si suppone che se ne stia per conto suo).

IL PRODUTTORE, ANTONIO
E' un 50enne titolare di una piccola società di produzione che lavora per aziende, enti pubblici, agenzie pubblicitarie, realizzando su commissione prodotti video nei vari formati. Nello stesso tempo è costantemente alla ricerca di finanziamenti e di sponsorizzazioni per realizzare i progetti che gli stanno a cuore. In particolare al progetto su Pavese crede molto, può essere un'ottima occasione per promuovere l'immagine della sua società e spingerla verso programmi più ambiziosi. Non è un cinico ma è pronto a piegarsi a qualche compromesso pur di condurre la nave in porto. (E' chiaro che se il film riesce a valorizzare anche il territorio è un buon argomento per chiedere contributi ai privati e alle aziende di promozione turistica). Nei sopralluoghi porta con sè la figlia Enrica, poco più che ventenne. Una ragazza molto carina, disinvolta, allegra, assetata di esperienze e di incontri, non pensa al suo futuro se non in termini vaghi e fumosi. Alla domanda su quale lavoro le piacerebbe fare risponde 'un lavoro qualsiasi, purchè creativo'. Alla domanda successiva su cosa intenda per 'creativo' risponde 'un lavoro che non sia ripetitivo e noioso, qualcosa che mi permetta di andare in giro e conoscere gente interessante'. E' iscritta al DAMS di Torino e dà ogni tanto un esame tento per restare a galla. Il padre, portandola con sè e assegnandole un ruolo da segretaria di produzione (con un relativo, sia pur piccolo, stipendio) spera di coinvolgerla e appassionarla alla sua attività.

LA FIGLIA DEL PRODUTTORE, ENRICA.
Enrica ha l'incarico di annotare tutto: nomi, indirizzi, telefoni, disponibilità a collaborare. Deve tenere un diario dei sopralluoghi e un verbale delle riunioni e dei contatti in modo che nulla di quanto avviene durante i sopralluoghi vada perduto. Vedremo che svolge i suoi compiti a corrente alternata, ma non è sempre colpa sua poichè i tre suoi compagni di avventura discutono sempre del progetto Pavese, anche negli spostamenti o quando sono a tavola al ristorante. Inoltre Enrica talvolta prende appunti senza capire bene di cosa si tratta e questo fatto può dare luogo a situazioni divertenti. Infatti lei di Pavese conosce solo quel poco che le hanno fatto leggere alle superiori (liceo? Magistrali?). Per quel poco che ne sa trova che Pavese sia un noioso e uno sfigato e francamente non capisce che senso abbia perdere tempo a rievocarne la figura cento anni dopo la nascita. Sarà lei a porre durante i sopralluoghi le domande più impertinenti e disarmanti, quelle che potrebbero venire in mente oggi ad un ventenne disinibito e scafato. Man mano che i sopralluoghi procedono il suo atteggiamento nei riguardi di Pavese si modifica; tende però a negare quest'evoluzione se qualcuno gliela fa notare. Sta di fatto che nell'ultima sequenza del film, mentre gli altri tre sono già saliti sull'auto che li riporterà a Torino, Enrica non si trova. La chiamano e la cercano dappertutto; finalmente la trovano (potrebbe essere il regista a trovarla): Enrica se ne sta accucciata da qualche parte e si fa trovare totalmente immersa nella lettura di un libro di Pavese. Enrica non è nè stupida nè frivola. Ha voglia di divertirsi, non ha nessuna voglia di impegnarsi in un legame duraturo, determinata a fare esperienze e a godersi gli anni che precedono la sistemazione (un lavoro, un marito, dei figli) e che arriveranno fin troppo presto. Si compiace quando i giovani maschi del luogo le girano attorno e accetta i loro inviti a uscire la sera per andare a una festa o a un concerto. Con il regista, così scopertamente innamorato di lei, gioca come il gatto col topo e quando, per pietà, gli concederà un po' d'attenzione, lui, con un soprassalto di dignità, respingerà la sua compassione.

IL REGISTA, GIORGIO
Ha fra i 25 e i 35 anni e un discreto curriculum di documentari che hanno mietuto allori nei festival specializzati. Nutre grandi ambizioni ma le tiene per sè (gli facciamo tenere un diario? Non è un po' troppo?). Artista sensibile, introverso, ombroso, scrive poesie. Ha letto con scrupolo Pavese, un autore verso il quale nutre insieme attrazione per l'opera e diffidenza per la biografia. Vorrebbe essere bravo come lui ma teme di somigliargli nel carattere e nei fallimenti sentimentali. Il progetto del film su Pavese lo coinvolge totalmente poichè gli permette di raccontarsi per interposta persona. Il produttore lo ha scelto per sfruttare il suo gusto artistico e il suo maniacale perfezionismo, tanto più che le sue scelte di gusto vanno verso un rigore formale che richiede pochi mezzi, garanzia per il contenimento dei costi. Inoltre con il suo nome ci sono fondate speranze per arrivare a presentare il film in qualche festival importante.

L'AUTRICE DEL TESTO, CRISTINA
E' la figura meno definita, per ora. Dovrebbe avere 8 o 10 anni più del regista. Incarna la figura delle donne forti e volitive che hanno incrociato la vita di Cesare: la madre (che morì quando Cesare aveva 20 anni), Tina Pizzardo, la donna dalla voce rauca (che aveva 5 anni più di Pavese), Fernanda Pivano, dai tratti mascolini. L'autrice è la vestale, la custode della memoria di Pavese, il commissario politico del film, colei che vigila affinchè nel racconto non ci siano travisamenti, imprecisioni o eccessive libertà interpretative. (La sua presenza potrebbe anche essere la condizione per garantire la correttezza del film agli occhi degli enti pubblici finanziatori del film, per ottenere un risultato finale che non offra il fianco a critiche).
Potrebbe essere un'insegnante universitaria, una ricercatrice, un'autorevole e indiscussa studiosa di Pavese, una filologa (una Maria Corti).
L'autrice è la garante dell'ortodossia e, come tale, si contrappone al produttore il quale, non per cattiveria ma per racimolare qualche contributo anche sotto forma di ospitalità per la troupe, vorrebbe prendersi qualche licenza poetica per allargare il discorso alle offerte turistiche del territorio. Verso il regista ha un atteggiamento materno / protettivo, elargisce consigli non richiesti, è indispettita quando lo vede impigliato nel gioco seduttivo di Enrica, incapace di fare le mosse giuste. I compagni d'avventura, per prenderla in giro, la chiamano 'profetessa, talebana, ayatollah'; non solo è la sacerdotessa dedita al culto di Pavese ma non permette a nessun altro di aspirare a questo ruolo. Pretende di essere l'unica autorizzata a farlo (non si sa bene da chi). E' forse un po' patetica ma non è antipatica. E' sola: dopo una breve parentesi matrimoniale ha divorziato. Non ha figli.


Si stanno prendendo contatti con importanti attori italiani per la partecipazione al film: hanno già dato la loro adesione Nino Castelnuovo, Iaia Forte ed altri.
La tecnologia di ripresa sarà in digitale alta definizione, così come il montaggio e la post produzione, in formato 16/9, per permettere un'eventuale trasformazione in pellicola.