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PROGETTO PAVESE

Un Paese ci vuole
Sopralluoghi per un film su Cesare Pavese nel centenario della nascita


Si propone una forma di racconto frantumata, dialettica, aperta ai più vari apporti, provenienti da persone di formazione, di cultura e di età diverse, suscettibile di raccogliere contributi anche in corso di lavorazione.
Mettiamo in scena un ristretto gruppo di persone mentre eseguono i sopralluoghi per preparare le riprese di un film documentario o a soggetto sulla vita e le opere di Cesare Pavese.
Visitano i luoghi e intervistano le persone, in primis il Centro Studi e il suo direttore Franco Vaccaneo.
Il gruppo è composto da quattro personaggi, interpretati da altrettanti attori, due uomini e due donne, di diversa età.
Il regista, giovane, inquieto, insicuro per amore della perfezione, assolutista, nemico dei compromessi legati alle esigenze pratiche incarnate dal produttore che deve tenere conto del budget a disposizione, dei tempi di lavorazione, degli sponsor che ambirebbero avere un prodotto che possa essere utile a promuovere il territorio con i suoi prodotti, salvando la nobiltà dell’intento celebrativo. Come a dire la quadratura del cerchio.
Le due donne: l' autrice dei testi è una studiosa ancora giovane devota a Pavese, pignola fino all' eccesso, che si è assegnata il ruolo di garante dell’esattezza della ricostruzione storica e ambientale. La seconda è la segretaria poco più che ventenne, incaricata di stendere materialmente gli appunti, prendere nota di tutto quanto potrà servire per organizzare le riprese, dai dati degli intervistati ai riferimenti di alberghi e ristoranti per organizzare l’ospitalità della troupe. Per lei questo è un lavoro come un altro, non ha mai letto Pavese, non capisce come si possa perdere tempo e denaro dietro a un autore irrimediabilmente noioso nato cento anni fa. Da lei verranno le domande più ingenue e più sfrontate, alle quali bisogna pur dare una risposta. Nelle dinamiche sentimentali interne al gruppo si riproduce una situazione analoga a quelle vissute da Pavese, in particolare nell’ultima fase della sua vita, quando inseguiva l’attrice americana.
Il regista, scontroso per timidezza, sensibile e intelligente ma nello stesso tempo ottusamente caparbio, è innamorato della segretaria che folleggia allegramente con i vari esemplari di maschi incontrati nei sopralluoghi.
Il produttore, con la scusa degli sponsor, gira per ristoranti ed enoteche e si gode le Langhe. L' autrice dei testi vorrebbe attirare l’attenzione del regista ma riesce soltanto ad essere la sua confidente.
Questa situazione ci permette di citare con voce fuori campo o con altri espedienti testi narrativi, poesie e lettere di Pavese, che vanno a comporre il copione del film in preparazione. Durante i sopralluoghi a Torino, Reaglie, Santo Stefano Belbo, Serralunga di Crea (Finale, Roma, Brancaleone Calabro), negli incontri, nelle testimonianze, affiorano nei dialoghi tutti i temi della poetica pavesiana e tutti i punti di vista sulla sua vicenda umana.

Dall’inevitabilità del suicidio, un progetto accarezzato fin dall’adolescenza, con la visione di un Pavese che si fa carico del dolore del mondo per salvarci. All’ipotesi alternativa che legge il destino dello scrittore legato alla caparbietà e all’orgoglio di un carattere incapace di chiedere aiuto nel momento del bisogno.
L’inquadratura finale del film sorprende la giovane segretaria seduta su una panchina assorta nell’atto di leggere un libro di Cesare Pavese.

Si stanno prendendo contatti con importanti attori italiani per la partecipazione al film: hanno già dato la loro adesione Nino Castelnuovo, Iaia Forte ed altri.
La tecnologia di ripresa sarà in digitale alta definizione, così come il montaggio e la post produzione, in formato 16/9, per permettere un’eventuale trasformazione in pellicola.